sabato 3 ottobre 2026

Il motociclista e la sua moto,non una qualsiasi

Queste immagini,prese da un fascicolo di copie che custodiva in garage mio fratello,sono parte di un catalogo ricambi della Kawasaki Mach 3 500 tre cilindri,una moto che se non sbaglio avevo già citato in passato,tra le numerose che erano passate tra le mani del mio fratellone,restaurate e rivendute. Anche il mio amico Caio ne aveva posseduta una ed è grazie a loro se le avevo potute provare.Un modello icona degli anni settanta. Tornando al presente oggi stiamo celebrando le classiche e le young timer della mia gioventù come mio fratello restaurava e ricercava mezzi che celebravano i suoi tempi, mi viene da pensare cosa ricorderanno ( se lo faranno) i giovani motociclisti ? Dietro le moto del passato c'era una storia anche personale che era costituita da una gavetta, una formazione che iniziava con un ciclomotore e poi (finanze permettendo..) saliva con gli anni e la patente di cilindrata. I percorsi personali e le esperienze (anche negative) erano determinanti per indirizzarci o viceversa tenerci alla larga da un modello o da tutta una serie o tipologia di motocicli. Un dato di fatto è che nonostante i difetti, le mancanze, le sviste grossolane di certe moto come ho ripetuto su questo blog il fascino e le emozioni spesso hanno prevalso rispetto a modelli che rasentavano la perfezione ma non sapevano trasmettere granché al motociclista, l'equivalente di un cavaliere che sentiva il bisogno di entrare in simbiosi con la sua controparte.Un concetto estremizzato negli anni settanta dalla serie Mach della Kawasaki,dove specie nei primi modelli il propulsore era arretrato come posizione nel telaio per facilitare (!)la tendenza ad impennare e il propulsore stesso era (specie il 750) rabbioso in accelerazione per le partenze a razzo tanto care in certi mercati.Oggi sarebbe impensabile. È un concetto a me caro che ho scritto più volte(invecchiando senz'altro peggioro sia nell'essere logorroico che ripetitivo, abbiate pazienza..) e per quanto mi riguarda sarà sempre uno dei fattori con i quali apprezzare o meno anche le moto che verranno. Sto parlando ovviamente del feeling e delle emozioni, non certo delle peculiarità di moto come la citata Mach, che per fortuna apparteneva ad un passato che mi vedeva ancora bambino. Siamo sopravvissuti ad altre moto per così dire estreme e questo non lo auguro più a nessuno, quindi se parlo di feedback eccetera limitiamoci alle emozioni che non ci indirizzano al pronto soccorso!

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