venerdì 31 luglio 2026
Riflessioni sul terrazzo,in preda alle zanzare e la moto in garage.
Il fascino delle moto italiane di un passato ancora recente, diciamo dagli anni settanta in poi, per meglio dire nel range di ricordi del sottoscritto, è tutt'oggi immutato.
In alcuni casi secondo il mio parere erano veri e propri atti di fedeltà nei confronti di modelli che prestavano il fianco a critiche per niente infondate ,ma ripagavano l'appassionato al punto di andare oltre i difetti, alcuni piccoli e oggi risolvibili ed altri cronici,frutto di scelte incomprensibili o scellerate economie.
Io a volte mi pongo il dubbio: Sarei disposto pur di possedere e guidare (Certo,se si colleziona un mezzo staticamente non si pone il problema) una moto italiana ad accettare certe magagne? Forse è doveroso farsi un'adeguata cultura nello specifico,in modo da sistemare talune criticità e poter accettare il resto, calandosi nel periodo storico relativo e non fare paragoni col presente, insomma se ci sono un'accensione a puntine platinate,che per alcuni sono aramaico antico, oppure carburatori un po' dispettosi o ancora componenti ed altri ammennicoli che funzionano quando ne hanno voglia, bisogna accettare tutto con la pazienza di un asceta.
Tempo fa ebbi occasione all'interno di un parco privato di imbattermi in una Laverda Jota, mentre fiera sul cavalletto mostrava con sfrontatezza il suo granitico mille tre cilindri,le sue forme scolpite e muscolose e il suo manubrio scomponibile chiuso a mo' di seminanubri pistaioli,di quelli che si vedevano prima che i funamboli della classe 500 aprissero l'angolazione per controllare una derapata che sembrava non avesse mai fine.
Ecco,di fronte ad una moto simile vengo all'inizio rapito da questo fascino senza età,poi comincio a fantasticare su come ci si sta in sella e infine vengo assalito dai dubbi amletici su affidabilità in generale,possibli difetti intrinsechi e non ultima la mia effettiva capacità a dominare un mezzo simile, che come ricordo spesso quando ci si approccia a queste moto non contano i dati nudi e crudi di potenza o coppia, ripresa, accelerazione eccetera
perché ovviamente sulla carta sono ridicoli paragonati alle sportive odierne, conta ciò che succede una volta in sella. Si percepiscono gli anni passati durante i quali l'evoluzione ha fatto passi da gigante e noi, comuni mortali, restiamo fondamentalmente capaci di mentire anche a noi stessi, spacciandoci per dei gran manici,nella realtà al di sotto delle capacità delle maxi di allora come quelle di oggi, campioni del mondo a parole un tempo e leoni da tastiera come si definiscono oggi.E si signori miei, godiamoci il fascino di certe moto e guidiamole per come si può e si riesce.
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