sabato 11 luglio 2026
Resilienza, conservazione e reminescenze anime
Resilienza è un termine che sentiamo o leggiamo spesso,a volte a mio parere abusandone un po' ma in certi momenti e contesti utilizzato a ragion veduta.
Non so se nel mio caso specifico posso parlare di resilienza ma ad ogni modo continuo ad andare per la mia strada, magari voltandomi per vedere gli errori fatti ma sforzandomi di andare avanti.
Adesso qualcuno cercherà di collegare le immagini del post tra loro.In realtà il robottino fa parte dei vari oggetti conservati e prelevati dalla casa dei miei, ancora nella sua confezione originale e adesso promosso a ruolo di soprammobile, mentre le altre due immagini rappresentano un altro genere di conservazione, ovvero sono indicatori di direzione del Monster (beh, anche la Bimota condivide gli stessi modelli Cev,al pari del fanale posteriore..),uno è quello montato che si sta letteralmente sbriciolando sotto l'azione del tempo e l'altro è nuovo, acquistato in rete da un ricambista spagnolo (!), a prezzo ragionevole.
Tornando al robot soltanto adesso che mi capita di rivedere dei cartoni animati con mia figlia, capisco quanto fossimo "basici"noi maschietti,ci bastava una trama semplice tipo : alieno cattivo, mostro che distrugge,robot umanoide che distrugge il mostro. A parte qualche anime in seguito più studiato dal punto di vista della sceneggiatura,con citazioni e omaggi soprattutto all'estro italiano,come la 500 in Lupen terzo, oppure la Uno Turbo in City Hunter o ancora ricordo un anime dove c'era una ragazza che guidava una Bimota Tesi 1D,
bisogna ammettere che per le femminucce
i cartoni a loro dedicati presentavano già dall'inizio delle trame più strutturate.
Per fortuna togliendo la differenza di genere e curando temi e storie, alla fine degli anni ottanta si è salvato il salvabile. Non è che tra ali, alette,linee arzigogolate e quant'altro qualcuno si è ispirato ai vari robot giapponesi per le linee delle moto moderne? Visto che spesso si citano i manga credo di si, anche se in pochi casi e quasi sempre nel mondo delle corse tutto ciò ha un fondamento tecnico. Il resto sono orpelli buoni da esibire, mentre noi maschi ci riempiamo i discorsi con cavalli e velocità e le donne più razionalmente non hanno questo limite dettato dagli ormoni.
Come già scritto altre volte il design di certi maestri del passato resta insuperabile, persino nell'utilizzo di parti accessorie comuni a più modelli e abilmente inserite nell'insieme tanto da essere scoperte solo da un occhio attento. Ricordate (nel mondo auto) i fari della Lamborghini Miura? I fanalini di coda della Countach?Le manigli delle portiere di alcune Ferrari? E (nelle moto ) quanti gruppi ottici,parti accessorie e altri particolari avete notato su più modelli, anche di case diverse?
C'era evidentemente da fare di necessità virtù, cosa che specialmente a noi italiani riesce benissimo. Tutto si è evoluto , ma certi dettami farebbero bene a tenerseli stretti. I robot lasciamoli ai giapponesi,noi siamo altro.
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