giovedì 4 ottobre 2018

Un garage spettacolare

Questo è un post che merita innanzi tutto una breve introduzione: Vado fiero della mia moto e sono contento d'aver messo su un piccolo box dove riporla insieme agli attrezzi e a tanto altro ancora nonostante le mie modeste finanze. Ma come avevo promesso  agli albori di questo blog avrei pubblicato anche tante cose interessanti qualora se ne fosse presentata l'occasione.
Queste sono alcune immagini del garage di Danilo, che conosco da almeno una ventina d'anni ed è senza ombra di dubbio un collezionista di spicco e una persona ben introdotta nell'ambiente delle due ruote. Una persona affabile, disponibile e ben lieta di far quattro chiacchiere.
Vi dico solo che ci vorrebbero giorni per ben descrivere ed elencare la moltitudine di esemplari di moto, alcuni rarissimi e soprattutto da corsa e ( nota bene ) non repliche ma vere e proprie ufficiali!
Alla mia domanda timidissima di postare qualche foto per il blog  non ha detto di no ed io per educazione e rispetto della sua privacy (e sicurezza) non posso dire  dove si trova questo autentico tesoro e ho seguito alla lettera le sue pacate  raccomandazioni di non fotografare alcuni esemplari davvero unici (me li ha parzialmente smontati e descritti però !)  che ha in gestione e dunque non suoi. Non esagero: Parlo di moto ufficiali, di qualche moto addirittura iridata (!) e di mezzi presi in gestione da persone tuttora attive nel motomondiale con le quali Danilo ha rapporti confidenziali e d'amicizia. Dunque ecco un piccolo assaggio di questo garage spettacolare, ringraziando ancora  l'amico  Danilo che mi ha aperto le porte e mostrato pezzi incredibili .




Sotto: svariate Honda gp e il prosieguo della collezione Guazzoni, sopra: Derbi Gp e Kreidler
Ecco meglio inquadrata una Honda del team Pileri e accanto una RS clienti e alcune Ancillotti e Guazzoni dietro.

Si intravede la Honda RC30 del team Rumi appartenuta al compianto  Baldassarre Monti, una Aprilia RS e la Honda del team Pileri iridata con Loris Capirossi!
Honda RS 250 e Honda RC 30 stradale personale di Danilo

La RC30 Rumi meglio descritta anni addietro durante una manifestazione tenutasi a Rapallo

Rarissimo Guazzoni"Ingranaggino" ufficiale ex Carlini
Altro Guazzoni "Ingranaggino"

Guazzoni "Ingranaggino" ufficiale  preparato per gare in salita
Un paio di Ducati... giusto per gradire

Un altro esemplare rarissimo di Guazzoni con raffreddamento a liquido campione in salita e circuito con Guido Sala 








Sopra:  RtM Gp e Kreidler GP 50




Immaginate una delle più complete (se non la più completa) collezione dedicata al marchio Guazzoni, una serie di Ancillotti ancora di matrice artigianale e curate a mano, diverse chicche stradali come Rc30 750 cc. , Nc 30 ed Nc45 400 cc., Svariate Honda, Yamaha e Aprilia clienti, alcune Honda ex team Pileri e altre moto( ufficiali) top secret che ho avuto la fortuna di vedere e toccare con mano ma che custodirò ahimè per voi nella mia mente e nel mio cuore di appassionato. Insomma ve lo avevo promesso anni fa e alla fine l'ho postato. Grazie a persone come Danilo questi pezzi di autentica storia popoleranno di quando in quando  mostre e rievocazioni, oppure nel caso delle moto "top secret" saranno parte di prestigiosi musei allestiti in futuro per la gioia di tutti gli appassionati, non temete!

domenica 30 settembre 2018

Il giro dei Panigacci


Questa l'abbiamo "trovata per caso" a Chiavari e volevamo portarla a fare un giro, ma alla Honda non credo sarebbe piaciuta l'idea e cosi' abbiamo desistito...
La Speed Triple di Andre, una moto dal fascino intramontabile
Questa volta il gruppetto è più nutrito del solito...

La Gamma e la NineT, mondi diversi ma entrambe gustose

La vera mangiatrice di passi che non per altro la Guzzi ha chiamato Stelvio ...

Il panorama che si gode dal passo del Rastrello in una bella giornata limpida


Sosta pranzo

In fondo al Passo del Bracco, dopo una gita davvero bella
 Un week-end all'insegna della moto, intesa come gita in buona compagnia, andatura come si deve e pranzo a Podenzana da "Gambin" , noto ristorante famoso nella Lunigiana per i Panigacci, ricetta locale da provare accompagnata da tutto ciò che propone il proprietario. Questa volta eravamo in cinque e devo dire che ci siamo trovati in gran sintonia.
Stanco ma contento ho fatto rientro a casa, ovviamente conscio dei miei limiti e di quelli del Monster che, vuoi per l'età e per le gomme non freschissime è una moto che va utilizzata con criterio. Questo non vuol dire che sono andato a passo di lumaca ma non ho fatto pieghe assurde e non ho rischiato la pellaccia per dimostrare chissà che cosa. Andare in moto e divertirsi, questo era lo scopo di questa bella domenica di fine settembre e direi che è stato raggiunto in pieno!





martedì 11 settembre 2018

The end

Il momento dell'inspiegabile gesto di Fenati su Manzi (Moto2, Misano)
E dire che volevo parlare un pò di moto (E di una bella tripletta degli italiani e della Ducati col Dovi)  dopo tante vicende tristi! Invece lo scorso week end a Misano durante la gara della Moto2 accade qualcosa di inspiegabile: Romano Fenati, dopo una gara accesissima fatta di sorpassi e decise sportellate con Manzi, bagarre sicuramente dura e senza complimenti da parte di entrambe i contendenti, passa alle vie di fatto: "Spegne il cervello" e affiancando l'avversario  afferra la leva del freno di Manzi e dà una decisa strizzata che  fa scomporre l'assetto della moto, una cosa pericolosissima soprattutto alla velocità sostenuta che i due mezzi stanno facendo in quell'istante.
Per i non motociclisti posso garantire che non è roba da poco ed è per miracolo che questo gesto non abbia avuto un epilogo drammatico. Paradossalmente è capitato proprio a Misano, adesso circuito intitolato a Marco Simoncelli, che perdendo il controllo della sua moto ha perso anche la vita e una volta di più ci ha ricordato che il motociclismo è uno sport rischioso. Molto rischioso a prescindere.
Chi non va in moto o chi ci va una tantum forse è portato a pensare che i motociclisti siano dei matti che rischiano oltre il dovuto e chi va più forte è più matto degli altri.
Invece il motociclismo è fatto di talento, di freddi calcoli e coraggio, si rischia e si cerca di alzare il limite ma questo non vuol dire spegnere il cervello. Non cosi' almeno.
Ovviamente il mondo si è diviso in innocentisti, colpevolisti e benevolenti indotti al perdono.
In rapida sequenza la Dorna ha squalificato Fenati per due turni (Poco..) , il suo team attuale lo ha licenziato in tronco e quello dell'anno prossimo (Il Forward-MV Agusta) ha stracciato il contratto. La FMI a meno di smentite gli ha ritirato la licenza e per Fenati si preannuncia la fine di una carriera troppo breve e travagliata. Il futuro di questo ragazzo a quanto pare sarà lontano dalle corse.
Non sono un addetto ai lavori, non sono un pilota e nemmeno un giornalista, quindi posso solo esprimere il mio sentimento di motociclista quarantottenne, che di motomondiale ne ha seguito un bel pò. Oltre a questo ragazzo, che ha palesemente sbagliato e ha rischiato con un gesto insano di mettere a repentaglio la vita di un avversario, che pure l'avrà provocato ma non giustifica il fattaccio, io nel mio piccolo reputo che tutto il circus mondiale debba riflettere sulla grande  responsabilità che si ha nell'allevare i campioni di domani, trasmettendo loro valori importanti e non chiedendo loro tutto e subito, ma valutando quando sia opportuno bruciare le tappe o meno, dare fiducia o no, punire oppure premiare.
Questa volta si è deciso di punire e non si poteva fare altrimenti. Dispiace per il Romano Fenati ragazzo, ma il Fenati pilota andava punito. Punto.
Mi auguro che questo valga sempre per tutti, in ogni categoria e senza guardare in faccia a vittorie, mondiali vinti o meno, anzianità o meno, eccetera. Lo sport deve sopravvivere a tutto questo.
Altrimenti l'unica alternativa è scrivere la parola fine (the end) a tutte le competizioni.
Per inciso non sono tra i colpevolisti come si potrebbe credere e il fatto di vedere le cose dal teleschermo non mi accredita affatto, ma appunto da appassionato motociclista non mi piacciono affatto i fischi di dileggio sotto ai podi (sebbene non possa ritenermi un fans di Marquez tanto per dire uno che in questi ultimi tempi viene fischiato spesso, lo stimo parecchio come talento indiscusso e meno come personaggio mediatico..) oppure il tifo da stadio calcistico (mondo che vorrei ben distante da quello motociclistico) e rimpiango il continental circus ruspante che veniva animato da piloti e personaggi di contorno che ti facevano battere forte il cuore.
Si può ribattere che in tempi remoti le cose non si sarebbero risolte con conferenze stampa o batti e ribatti sui social. Una scazzottata dietro i box? Una bevuta nel primo pub dopo un incontro chiarificatore? Una sportellata resa al gran premio successivo? Questo proprio lo possiamo soltanto ipotizzare o fantasticarci su. Chissà che un domani anche Fenati, ravveduto e maturato dall'età , non possa rinascere dalle sue stesse ceneri e conosca una seconda carriera, migliore di questa. O forse no, abbia una vita al di fuori delle corse che comunque gli ridia la  serenità perduta e chissà, abbia l'opportunità di stringere la mano o meglio ancora abbracciare Manzi ringraziando il cielo che il suo gesto non sia andato oltre.

venerdì 17 agosto 2018

14 Agosto 2018

È il  momento  del  cordoglio.Del dolore.Della profonda  riflessione da parte di  chi come me  quel tragitto  l'ha  compiuto migliaia  di  volte . Verrà  poi il momento  da parte  delle  istituzioni  di fare giustizia  e  non  lasciare  l'ennesimo  caso  aperto  senza nomi e cognomi. Pochi giorni  prima  di  andare  in  ferie  l'ho  percorso  col camion  e soltanto  nel  post  precedente  vi avevo  descritto  un raduno che avevo  raggiunto  proprio  attraversando quel maledetto  ponte.Quante volte  sono  passato  in auto  con tutta la famiglia,   o ancora  ripenso  al pullman  della  scuola  di mia  figlia  in gita in Francia  proprio  quest'anno .  Tutti  credo quelli che almeno  una  volta  nella  vita  siano transitati sopra il ponte Morandi  adesso  ci pensano. Sono vicino  al dolore  del mio  capoluogo  e della gente  coinvolta. Io di certo come  tutti  i genovesi non potrò   mai  dimenticare  questo  giorno  terribile.P.S.: Rientrato dalle ferie ho incontrato un amico che lavora per una ditta di pullman da turismo. Poche ore prima del crollo è transitato sul ponte con una cinquantina di passeggeri a bordo. Immaginate cosa ha provato dopo aver sentito la notizia della tragedia!

lunedì 6 agosto 2018

Raduno MCPS Savona 2018

Posto all'ombra per sfuggire al gran caldo estivo

Nonostante la calura estiva oltre 180 appassionati si sono radunati a Pallare

Anche quest'anno mio fratello si è prodigato come staffetta del raduno

Svariate tipologie di moto, senza problemi di convivenza..

Un Monster "militarizzato", con tanto di sella mimetica



Tutti a tavola!
A due anni di distanza ho accettato volentieri l'invito di mio fratello a partecipare all'annuale motoraduno curato dal MCPS (Motoclub Polizia Di Stato) delegazione di Savona, tenutosi nel comune di  Pallare(SV). Questa volta sono riuscito a coinvolgere anche Delfo, un mio collega di lavoro che possedendo sia una 999 che un Monster ha optato per quest'ultimo , visto che la prima necessitava di un cambio gomme e di risolvere un problema alla batteria.
Il raduno , come sempre ben organizzato e affiancato anche da una locale concessionaria, dal Sindaco di Pallare e dai volontari Avis che hanno nell'ordine curato assistenza, spazi e cucina è cominciato di buon mattino con colazione e gadget di benvenuto, poi è proseguito con un bel giro scortati da una pattuglia in moto della Polizia e dal servizio di staffetta dei soci del club che hanno regolato il traffico e permesso al corteo di oltre 180 moto di giungere presso la pista di kart di Pontivrea per un aperitivo   e poi fare ritorno attraverso un bell'itinerario nuovamente a Pallare, dove ci attendeva un gustoso pranzo in compagnia.  Nel tardo pomeriggio io e Delfo abbiamo fatto ritorno in riviera, non senza qualche patema d'animo anche per il suo Monster che ha sofferto lo stesso problema di batteria del 999.
Forse complice il regolatore di tensione ma soprattutto una batteria difettosa (Stessa marca del 999, almeno nel caso del Monster ancora in garanzia..) , il Monster è partito dopo un'energica spintarella e fortunatamente non si è fermato se non per far benzina vicino casa, ma in quel caso ha ancora dato un segno vitale quel tanto che e' bastato  per dare il modo di occuparsene a casa con tutta calma. Il mio invece ha pistonato allegramente dalla mattina alla sera, con la sola preoccupazione di fermarsi ad un self service per far benzina dopo oltre 308 Km, segno che i miei timori di guidare comunque una moto di 22 anni fa sono tenuti a bada da una regolare manutenzione( Un paio di sere orsono avevo sostituito in garage olio e filtro) e dalle amorevoli cure , a volte eccessive lo ammetto, che gli riservo.
Concludendo una bella domenica d'Agosto in moto. Si torna al lavoro ancora per una settimana, poi le tanto attese ferie. Ah, soddisfazioni anche dalla motogp col Dovi sul gradino più alto e doppietta Ducati (Marquez è sempre li' però..e il Vale è sempre Vale) . 
P.s.del giorno dopo: Per Monster e 999 batterie difettose. Per i detrattori del made in Italy il mio Monster monta una batteria Yuasa.Made in Japan come la mia automobile. Piu' che la nazionalita' vale la qualita'.

giovedì 14 giugno 2018

Nessun rimpianto,un pò di nostalgia, passione..sempre!

Le temibili Kawasaki della serie Mach in una pubblicità dell'epoca
Le motociclette si evolvono,come del resto tutte le cose che ci circondano, ma siccome gli appassionati di moto e di auto sono spesso anche un pò nostalgici le case ogni tanto strizzano l'occhiolino al passato, ispirandosi a vecchi e gloriosi modelli della loro storia e sperando di ottenere l'effetto desiderato, cioè risvegliare la passione nei motociclisti/automobilisti più maturi oppure farla nascere nei giovani che hanno sentito parlare di vere e proprie leggende su due e quattro ruote e vorrebbero in qualche modo fare un tuffo nel passato.
Le linee di un tempo in certi casi catturano  gli sguardi di chi del passato proprio non se ne interessa affatto, ma apprezza i colori , le grafiche, l'impostazione di guida, i dettagli. E' qualcosa di differente dalla passione per i mezzi d'epoca, che secondo me richiedono dedizione e devozione , pazienza infinita e buon senso. Si, tanto buonsenso, perché i pregi e soprattutto i difetti di un mezzo d'epoca si devono in qualche modo accettare (al massimo attenuare, senza snaturare però..) e si devono comprendere il contesto,il periodo, i limiti ben differenti da quelli attuali. Un mezzo moderno dall'estetica vintage affranca il suo proprietario o chi lo utilizza da molti risvolti negativi propri del mezzo epocale, ma si parla sempre di oggetti simili, non uguali a quelli di un tempo. Tutto ciò è un bene secondo me e vale la pena di applaudire sia il nuovo che avanza, il nuovo sotto mentite spoglie che il vecchio da conservare e tramandare.
Lasciamo stare paragoni inopportuni. Se osserviamo le immagini delle ormai leggendarie Kawasaki Mach tricilindriche due tempi non ci vuole un genio a capire quanto sia cambiato il mondo delle due ruote anche riferito alla sola Kawasaki per esempio, ma un appassionato può benissimo secondo me scindere antico e nuovo , attingere da una e dall'altra epoca o ancora far convivere nello stesso garage oggetti distanti anni luce tra loro senza pretendere niente di più di quanto sia stato chiesto loro al momento della nascita.
La passione ti fa battere il cuore, è anche un pizzico di irrazionalità, sempre associata al giusto contesto.

giovedì 17 maggio 2018

Suggestioni heritage

Un pregevole esempio di motore Laverda abbinato a un telaio Harris

Un motore Laverda abbinato a un telaio Spondon

Quando si dice che nessuno è profeta in patria forse nel caso delle moto un pizzico di verità c'è: Come in precedenza ho citato le Ducati degli anni passati, che sebbene nobilitate dalle raffinatissime realizzazioni della NCR erano agognate perlopiù dai ducatisti più incalliti, quelli che amavano le moto di Borgo Panigale ben prima delle vittoriose annate in Superbike o della moderna Motogp, anche le altre case italiane non se la passavano meglio, ammirate più all'estero che non da noi. Diciamo la verità,nei primi anni ottanta guardavamo più alle fantasmagoriche nipponiche che non alle poche maxi a listino delle case italiane.
Se ripenso alle ultime LeMans1000, alle sparute Benelli 900Sei, alle Laverda 1000, alle Ducati S2 e MHR1000 di fine serie lo faccio con tenerezza, perché oggi sono moto rivalutate e apprezzate nei mercatini d'epoca, allora giacevano tristi nelle concessionarie più per negligenza che altro. Perchè negligenza? Secondo me il marketing di allora le aveva in modo inopportuno rapportate alle moto giapponesi sportive di pari cilindrata, mentre erano un mondo a parte, poi qualche pecca costruttiva non di fondo ma di stupido risparmio le aveva esposte alla pubblica umiliazione sempre nei confronti delle inappuntabili giapponesi e ancora qualche modifica dettata da dirigenze alquanto miopi le aveva in alcuni casi mutilate o storpiate rispetto ai loro eccellenti progetti iniziali. Ad esempio la citata LeMans 1000, con un cerchio anteriore da sedici pollici imposto dalle mode dell'epoca ma messo su senza un adeguamento profondo della ciclistica, oppure l'avviamento elettrico nelle ducatone, l'appesantimento delle già granitiche Laverda o ancora qualche plasticona e poco altro in una Benelli da rivedere a fondo, a cominciare dalla componentistica e dall'affidabilità generale.Guardando altrove negli anni ottanta c'era davvero di meglio e noi da ragazzi sognavamo ad occhi aperti forse la sola Bimota, che aveva guardacaso robusti  motori giapponesi e telai spettacolari, cioè i due rispettivi anelli mancanti della catena .Eppure all'estero MotoGuzzi, Ducati e Laverda hanno sempre avuto estimatori, preparatori e telaisti in grado di far risaltare quelle qualità di fondo che i progettisti si erano visti scippare una volta messi su strada gli esemplari definitivi delle loro creature. Dite la verità: Queste due Laverda qui sopra, scovate per caso su internet, non hanno forse un fascino tutto loro? Ebbene credo che il mito delle moto giapponesi perfettine e la leggenda dei "cancelli" italiani sarebbe stato tutt'altra storia con venti-trent'anni d'anticipo rispetto ad oggi. Come già detto qualche tempo fa fortunatamente le case italiane hanno avuto miglior sorte dell'immobilismo inglese, ma in quest'epoca di rivalutazione di marchi leggendari e moto mitiche c'è ancora spazio per una bella fetta del nostro passato.