giovedì 14 giugno 2018

Nessun rimpianto,un pò di nostalgia, passione..sempre!

Le temibili Kawasaki della serie Mach in una pubblicità dell'epoca
Le motociclette si evolvono,come del resto tutte le cose che ci circondano, ma siccome gli appassionati di moto e di auto sono spesso anche un pò nostalgici le case ogni tanto strizzano l'occhiolino al passato, ispirandosi a vecchi e gloriosi modelli della loro storia e sperando di ottenere l'effetto desiderato, cioè risvegliare la passione nei motociclisti/automobilisti più maturi oppure farla nascere nei giovani che hanno sentito parlare di vere e proprie leggende su due e quattro ruote e vorrebbero in qualche modo fare un tuffo nel passato.
Le linee di un tempo in certi casi catturano  gli sguardi di chi del passato proprio non se ne interessa affatto, ma apprezza i colori , le grafiche, l'impostazione di guida, i dettagli. E' qualcosa di differente dalla passione per i mezzi d'epoca, che secondo me richiedono dedizione e devozione , pazienza infinita e buon senso. Si, tanto buonsenso, perché i pregi e soprattutto i difetti di un mezzo d'epoca si devono in qualche modo accettare (al massimo attenuare, senza snaturare però..) e si devono comprendere il contesto,il periodo, i limiti ben differenti da quelli attuali. Un mezzo moderno dall'estetica vintage affranca il suo proprietario o chi lo utilizza da molti risvolti negativi propri del mezzo epocale, ma si parla sempre di oggetti simili, non uguali a quelli di un tempo. Tutto ciò è un bene secondo me e vale la pena di applaudire sia il nuovo che avanza, il nuovo sotto mentite spoglie che il vecchio da conservare e tramandare.
Lasciamo stare paragoni inopportuni. Se osserviamo le immagini delle ormai leggendarie Kawasaki Mach tricilindriche due tempi non ci vuole un genio a capire quanto sia cambiato il mondo delle due ruote anche riferito alla sola Kawasaki per esempio, ma un appassionato può benissimo secondo me scindere antico e nuovo , attingere da una e dall'altra epoca o ancora far convivere nello stesso garage oggetti distanti anni luce tra loro senza pretendere niente di più di quanto sia stato chiesto loro al momento della nascita.
La passione ti fa battere il cuore, è anche un pizzico di irrazionalità, sempre associata al giusto contesto.

giovedì 17 maggio 2018

Suggestioni heritage

Un pregevole esempio di motore Laverda abbinato a un telaio Harris

Un motore Laverda abbinato a un telaio Spondon

Quando si dice che nessuno è profeta in patria forse nel caso delle moto un pizzico di verità c'è: Come in precedenza ho citato le Ducati degli anni passati, che sebbene nobilitate dalle raffinatissime realizzazioni della NCR erano agognate perlopiù dai ducatisti più incalliti, quelli che amavano le moto di Borgo Panigale ben prima delle vittoriose annate in Superbike o della moderna Motogp, anche le altre case italiane non se la passavano meglio, ammirate più all'estero che non da noi. Diciamo la verità,nei primi anni ottanta guardavamo più alle fantasmagoriche nipponiche che non alle poche maxi a listino delle case italiane.
Se ripenso alle ultime LeMans1000, alle sparute Benelli 900Sei, alle Laverda 1000, alle Ducati S2 e MHR1000 di fine serie lo faccio con tenerezza, perché oggi sono moto rivalutate e apprezzate nei mercatini d'epoca, allora giacevano tristi nelle concessionarie più per negligenza che altro. Perchè negligenza? Secondo me il marketing di allora le aveva in modo inopportuno rapportate alle moto giapponesi sportive di pari cilindrata, mentre erano un mondo a parte, poi qualche pecca costruttiva non di fondo ma di stupido risparmio le aveva esposte alla pubblica umiliazione sempre nei confronti delle inappuntabili giapponesi e ancora qualche modifica dettata da dirigenze alquanto miopi le aveva in alcuni casi mutilate o storpiate rispetto ai loro eccellenti progetti iniziali. Ad esempio la citata LeMans 1000, con un cerchio anteriore da sedici pollici imposto dalle mode dell'epoca ma messo su senza un adeguamento profondo della ciclistica, oppure l'avviamento elettrico nelle ducatone, l'appesantimento delle già granitiche Laverda o ancora qualche plasticona e poco altro in una Benelli da rivedere a fondo, a cominciare dalla componentistica e dall'affidabilità generale.Guardando altrove negli anni ottanta c'era davvero di meglio e noi da ragazzi sognavamo ad occhi aperti forse la sola Bimota, che aveva guardacaso robusti  motori giapponesi e telai spettacolari, cioè i due rispettivi anelli mancanti della catena .Eppure all'estero MotoGuzzi, Ducati e Laverda hanno sempre avuto estimatori, preparatori e telaisti in grado di far risaltare quelle qualità di fondo che i progettisti si erano visti scippare una volta messi su strada gli esemplari definitivi delle loro creature. Dite la verità: Queste due Laverda qui sopra, scovate per caso su internet, non hanno forse un fascino tutto loro? Ebbene credo che il mito delle moto giapponesi perfettine e la leggenda dei "cancelli" italiani sarebbe stato tutt'altra storia con venti-trent'anni d'anticipo rispetto ad oggi. Come già detto qualche tempo fa fortunatamente le case italiane hanno avuto miglior sorte dell'immobilismo inglese, ma in quest'epoca di rivalutazione di marchi leggendari e moto mitiche c'è ancora spazio per una bella fetta del nostro passato.

domenica 18 marzo 2018

L'anima racing

Una Ducati 900 Ncr durante un pit stop

Il celebre logo della scuderia NCR
Con Rino Caracchi, spentosi alla fine di Febbraio di quest'anno, se n'è andata anche l'altra metà dell'anima della scuderia NCR (Nepoti-Caracchi-Racing) di via Signorini a Bologna.
Insieme a Giorgio Nepoti e potendo contare su molti personaggi di spicco all'interno della stessa fabbrica a Borgo Panigale( primo fra tutti Farnè) questa mitica officina ha praticamente rappresentato il reparto corse Ducati prima che la stessa casa potesse occuparsene, libera dai vincoli che invece gli venivano posti in passato. Tante soluzioni, tanti particolari geniali per ottenere di più dalle moto bolognesi sono frutto dell'estro di questo piccolissimo atelier che tutto il resto del mondo motociclistico ci ha invidiato per anni.
Le stesse case giapponesi hanno sempre reso onore alla caparbietà con la quale la NCR ha sfidato sui circuiti di tutto il mondo i colossi nipponici, cogliendo spesso risultati sorprendenti. Come sempre un suggerimento ai giovani appassionati. Andate a scoprire di più su questa splendida avventura.

giovedì 15 marzo 2018

"A" come Aprilia

Una delle primissime Aprilia AF1-250 Gp con motore Rotax 
Nella notte del 13 Marzo ci ha lasciato improvvisamente Ivano Beggio, lo storico patron dell'Aprilia.
Poco importa che la casa veneta da tempo faccia parte del gruppo Piaggio. Agli appassionati (della mia età almeno) resterà sempre impresso il nome e il volto di Ivano Beggio, colui che ha preso le redini della piccola impresa paterna e le ha tenute  fino a farla diventare una casa motociclistica di fama mondiale, plurititolata nei gran premi.
Per quelli della mia generazione Aprilia è stata sinonimo di ciclomotori e 125 incredibili, forti nei contenuti tecnici come negli accostamenti cromatici, osando dove nessuno aveva il coraggio e per questo vicina ai giovani come del resto è giovane la sua storia. Ha forgiato, sempre grazie alla lungimiranza di Beggio e dei suoi collaboratori, la stragrande maggioranza dei talenti italiani (e non..) del motociclismo moderno che hanno ricambiato la casa veneta di allori nelle classi 125, 250 e successivamente Superbike.
Quella grande "A" tricolore ne ha fatto di strada e al posto del blasone storico ha sempre opposto una freschezza di idee e una voglia di crescere anche quando le altre italiane parevano immobili. Una casa giovane che a volte ha faticato a imporsi nelle maxi forse perché ritenuta ancora acerba  o chissà.
Tuut'altra storia nelle corse, perché dai primi tentativi molto simili a quelli tentati dalle concorrenti ha saputo puntare su ingegneri , tecnici e manager che l'hanno proiettata nell'olimpo delle grandi. Nessun timore reverenziale, arrivando a monopolizzare le classi 125 e 250 fino all'abolizione delle stesse.
Poi nuove sfide, i periodi di crisi, la cessione alla Piaggio. I puristi obietteranno che almeno all'inizio Aprilia si appoggiasse a partner motoristici tra i quali spiccava l'austriaca Rotax, ma in gran parte di queste joint venture Aprilia ha inciso fino a diventare al 100% una casa costruttrice imponendo stile, scelte tecniche, innovazioni.
La grande "A" tricolore continua il suo cammino, laddove il suo papà voleva che fosse. Tra le grandi.

sabato 10 marzo 2018

Fuoco alle polveri

Un suggestivo primo piano alle teste dello storico  motore V8 Moto Guzzi
Ci siamo, ormai il campionato Superbike è già iniziato (Sotto i migliori auspici, con una doppietta di Melandri e della Ducati,le Kawasaki sempre in palla ma le altre che non stanno a guardare e fanno progressi..) e il Motomondiale è alle porte con i soliti protagonisti( Moto e piloti) con un esito per nulla scontato.
La parte tecnica ormai sta seguendo una direzione ben definita con ricerche sempre più affinate dal punto di vista aerodinamico, un'elettronica limitata più dai regolamenti che dalla ricerca e una parte motoristica che se da un lato vede schemi piuttosto consolidati cerca comunque attraverso ogni più piccolo particolare di limare i tempi e di dare ai piloti mezzi che conciliano la trattabilità per  la percorrenza di curva e la guidabilità con  l'accelerazione e la potenza necessaria a superare la concorrenza.
Anche nella produzione di serie ormai non ci si meraviglia più di potenze incredibili alla portata di tutti o quasi (Almeno fino a che ci si trattiene dal ricercare un limite spostato sempre più avanti, come nella Panigale V4) ma in parallelo è ormai un dato di fatto che il motociclista comune cerca più la strada delle endurone tuttofare o delle classiche/vintage che riportano a dimensioni più umane il classico giretto domenicale, come dicevo nei miei post dove in effetti ribadisco che per godersi un' uscita in moto anche gli ottanta cavalli del vecchio Monster 900 tutta coppia motrice possono bastare e avanzano pure.
Il motociclista è anche un romantico sognatore, che sia lo smanettone che immagina  mille cavalli anche se non li userà mai tutti ma li esibirà con orgoglio davanti al bar del passo, oppure il customista che al di là di tutto amerà i quintali di cuoio e cromature della sua cavalcatura o ancora l'endurista che saprà di poter contare sulla sua moto per superare qualsiasi ostacolo gli si pari davanti.
Sono eterne le diatribe  tra sostenitori del made in Japan e i. fans del made in Italy (o Germany oppure England) , ma qualunque sia la provenienza della nostra moto credo si debba ringraziare tutti, nessuno escluso coloro che nel corso della storia hanno contribuito all'evoluzione della motocicletta.
In ogni parte del globo c'è sempre stata e credo ci sarà sempre una mente geniale che ha saputo firmare  un capitolo importante nella storia delle due ruote.
Il futuro della meccanica si legherà ancor di più con l'evoluzione dell'elettronica, delle tecnologie legate all'ibrido e ai motori elettrici, a nuove fonti di sostentamento e nuove politiche ambientali.
Insomma ci dovremo inchinare all'esigenza di inquinare meno e di consumare meno, ma non per questo sarà meno appagante accarezzare un serbatoio ben fatto, un particolare pregiato o guidare con appagamento su strade si spera al passo con questa tecnologia e non quelle sgangherate e rattoppate infarcite di guard-rail assassini lasciate a se stesse da decenni.
Godiamoci le gare, le nostre moto attuali e quelle che il futuro ci riserverà. E' ancora lunga la strada per la sicurezza che su due ruote non è mai abbastanza.
Cari  Millenials, tra voi potrebbe esserci il genio che surclasserà i miti del passato e il pilota che scriverà nuove pagine nelle classifiche iridate. Il futuro va oltre le immagini patinate, le ospitality e il gossip, il futuro sarà di chi metterà la testa sui libri o di chi stringerà con talento un manubrio. Io lo spero.

domenica 14 gennaio 2018

Ipocrisia & realtà

John McGuiness , pilota plurititolato del TT e delle road races al celebre salto di Ballaugh Bridge

Una immagine presa dal web che ritrae ciò che resta di una moto dopo un incidente del 2013 al TT
E' di pochi giorni orsono la notizia che la FMI non concederà il nullaosta ai piloti italiani per la partecipazione alle road races , ovvero alle corse stradali più note come Tourist Trophy, North West, Tandragee eccetera..
che si disputano (Macau a parte o qualche paese dell'est, ricordo ad esempio Tallin in Estonia dove perse la vita Joey Dunlop...) nei paesi anglosassoni.
La motivazione è da ricercarsi nella nota pericolosità dei tracciati e nel fatto che pare non ci sia da parte della compagnia assicuratrice a cui si appoggia la FMI la disponibilità a coprire eventuali infortuni .
Avendo letto tutto ciò in più di un sito di riviste note del settore non credo si tratti di una fake news, quindi immagino la solenne incazzatura dei nostri piloti, che tra l'altro in questi ultimi anni hanno colto degli ottimi risultati. La sicurezza è un  motivo più che giustificato , intendiamoci,  non biasimo nemmeno  i commenti degli appassionati o ex piloti che da sempre hanno criticato il perdurare di queste competizioni che purtroppo hanno sulla coscienza un pesantissimo tributo di vittime. Non ci sono, nonostante la buona volontà e i numerosi passi compiuti, le stesse misure di sicurezza presenti nei circuiti permanenti e l'aumento delle prestazioni dei mezzi ha alzato prepotentemente l'asticella del rischio, con medie velocistiche impressionanti.
Dove sta l'ipocrisia? Sta nel fatto che siamo al cospetto di uno sport estremo e che di sport estremi ce ne sono parecchi e nemmeno troppo demonizzati alla stessa maniera delle road races.
Trovo giusto che ad esempio il TT sia stato tolto dal calendario del vecchio motomondiale perchè un campionato mondiale doveva e deve tutt'ora disputarsi in circuiti dove la sicurezza dev'essere ai massimi livelli, come al massimo è il tasso tecnico dei partecipanti e dei mezzi. Ma le attuali road races non costringono nessuno a parteciparvi e un pilota professionista deve sapere cosa rischia e qual'è la posta in gioco, sa bene che niente dev'essere lasciato al caso e non ci sono margini di errore tali da prendere le gare alla sprovvista. Giusto selezionare i piloti, prendere ogni genere di precauzione possibile, mettere i newcomers in una categoria tutta per loro e quant'altro necessario a ridurre al massimo il rischio, ma una corsa stradale è rischiosa a prescindere e questo lo sanno le case, i team, i piloti, il pubblico.
Cosa accadrà, giusto per rimanere nel pieno dell'ipocrisia? Che i nostri piloti si iscriveranno comunque alle road races dopo aver preso una licenza presso un'altra federazione compiacente, che le road races continueranno a disputarsi e che nonostante i commenti ipocriti il pubblico sarà sempre numeroso( Per assistere ad esempio al TT ci si deve organizzare parecchio tempo prima perché non è facile trovare una sistemazione a causa dell'affluenza record sull'isola di Man nel periodo delle gare a Giugno)e i piloti col sogno nel cassetto di partecipare a questo genere di gare ci saranno sempre , come negli altri sport estremi ci sono atleti che si mettono continuamente alla prova. I veti servono a poco, conta più assistere adeguatamente i ragazzi che si avvicinano agli sport motoristici, abbassare i costi degli impianti e supportare i motoclub , disputare dei campionati accessibili con mezzi dal costo sostenibile, insomma coltivare un vivaio che in qualche maniera bisogna far crescere, altrimenti il motociclismo diventerà sempre più qualcosa di elitario per pochissimi fortunati o benestanti e si allontanerà dal pubblico.
Anche stavolta la verità sta nel mezzo ed io da sempre come appassionato parteggio per le nostre gare in salita, per il nostro enduro, per gli sport motoristici cosiddetti "minori" che hanno tanta passione e tanto impegno , trasudano genuinità e incarnano il vero spirito motociclistico. Almeno a mio modesto parere...

domenica 24 dicembre 2017

Auguri!

Un altro Natale e un nuovo anno per poter ben sperare, con tanti propositi come al solito e tanti sogni nel cassetto, vecchi e nuovi. A dire il vero all'orizzonte di nuovo non c'è nulla, almeno a mia insaputa, ma cosa possa riservare il futuro non lo sa nessuno, nemmeno i millantatori di oroscopi e profezie varie.
E' quasi scontato augurarsi tanta salute, perchè è la condizione principale per tutto il resto, e quest'ultimo  poi si traduce in qualcosa di meglio sotto il profilo economico.
I maledettissimi soldi ci condizionano  qualsiasi cosa facciamo. Per fortuna i sogni non costano nulla e sperare in un domani migliore si può e si deve. E allora cari amici motociclisti( e non) arrivederci al prossimo anno, sperando che sia un anno di svolte positive e di tanta felicità. Se poi vi va continuate a passare di qua e leggete questi post, banali, forse scontati o inutili, metteteci pure immaturi , chissenefrega.
Postate un commento o soltanto leggete, per me sarà pur sempre un piacere sapere che qualcosa da condividere c'è . Sappiate che alcuni possono mettere in dubbio che io sia un motociclista perchè vivono la moto o la vedono vivere diversamente dal sottoscritto, ma io la moto ce l'ho dentro ( come recitava lo slogan di una nota casa di abbigliamento motociclistico tempo fa...) e poco importa che lo vedano gli altri.
Vivete al meglio e vivete la moto come più vi piace; perlomeno provateci . Auguri!!